ONE CRAZY DAY IN KOLKATA

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Con il ricordo ancora fresco della seconda classe, siamo saliti sul treno che ci avrebbe condotto da New Jalpaiguri a Kolkata. La sleeper class si è tuttavia rivelata una piacevole sorpresa. Non c'erano porte e come sempre abbiamo destato la curiosità degli altri viaggiatori che inizialmente si sono fatti dei gran selfies con noi "di nascosto" e poi, superando quel timore iniziale, si sono avvicinati con un sorrisone.
Durante il viaggio si sono susseguiti venditori di ogni genere di vivande, dalle noccioline al tè, dal caffè fino a un riso soffiato express preparato con cipolle, peperoncini e spezie serviti su fogli di giornale. Esperienze da stomaco di ferro, ma che sicuramente garantiscono un'esplosione di nuovi gusti e sapori. Tra relax, riflessioni, letture e "riposo" le ore sono volate e poco prima delle 5 a.m. siamo arrivati a Kolkata. Nonostante fossero le prime ore del mattino la stazione pullulava di persone: famiglie in viaggio, commercianti e mendicanti che procedevano a passo serrato in ogni direzione, mentre noi cercavamo di farci strada verso l'uscita. A Darjeeling avevamo prenotato un Hotel a buon mercato, 69€ per quattro camere ma al nostro arrivo le stanze disponibili erano solamente due. Dopo mezz'ora di trattative siamo riusciti a chiudere per 4,000 rupie (poco meno di 60€).
Abbiamo deciso di partire alla scoperta della città scegliendo l'autobus come mezzo di trasporto: 6 rupie a persona ma si sale e si scende al volo. Il Bikers Bar è stata la nostra scelta per una colazione da campioni: dopo 13 ore di treno e un pasto saltato i Goodfellas dovevano necessariamente fare il pieno di energie! Il bar non era nel classico stile indiano ma piuttosto american style, i camerieri erano vestiti con una t-shirt e una bandana in testa e la clientela era decisamente benestante. Il contrasto era forte: i frullati di frutta, le english breakfast servite e i 20 gradi dell'interno stridevano con il panorama che si intravedeva dalle vetrate: le persone fuori erano intente a lavarsi per strada con una brocca mentre altri facevano colazione con streetfood cucinato su fuochi a carbone.
Con la pancia piena ci siamo diretti a piedi verso il Victoria Memorial, un grande parco pieno di turisti indiani impegnati nel fotografarsi a vicenda davanti al palazzo di marmo bianco dedicato alla regina. La meta è stata un po' deludente ma abbiamo trovato comunque modo di socializzare e conoscere un gruppetto di ragazzi del Bangladesh che alla fine ci hanno invitato ad andare a trovarli a Dhaka.
Il caldo e l'afa erano insopportabili e abbiamo deciso di lasciare il sito per vivere la Calcutta più vera. Dopo aver fatto un trekking nel "Central Park" della città facendo lo slalom tra cavalli, pozzanghere e giocatori di Cricket ed aver conosciuto il mitico Mama (personaggio mancato di indovina chi) siamo arrivati alla zona centrale del New Market. Le strade sono piene di costruzioni fatiscenti ed improvvisate che si alternano ad edifici coloniali dei quali la natura sta ormai riprendendo possesso: non è raro vedere alberi e arbusti che crescono su facciate di case semi distrutte. Molte sono anche le persone oramai arrese alla vita e giacciono su teli di plastica ai lati della strada. La pioggia monsonica, i mille odori, il rumore incessante del traffico, niente riesce a scalfire la loro imperscrutabile espressione.
Purtroppo era domenica e molte botteghe erano chiuse ma non sono mancati venditori insistenti che ci hanno inseguito cercando di portarci nei loro negozi. Ci siamo addentrati fino alla zona dei macellai, dove l'odore era nauseabondo e ci siamo domandati come facciano i venditori a sonnecchiare tra i banchi. C'è chi è riuscito anche a fare acquisti: Federico, Massimo e Cristiano hanno trovato finalmente un venditore di camicie indiane e sono riusciti a portare a termine la trattative portandosi a casa 4 camice per 1800 rupie (circa 25€). Lucia, Giulia e Bianca invece si sono aggiudicate dei Saari di ottima qualitá.
Per la cena abbiamo scelto il Blue Sky Rooftop che abbiamo raggiunto a piedi dopo numerose birre e una bottiglia di "buon" Whiskey locale alla plastica. Conclusa la cena siamo tornati alla base a zig zag, la mattina seguente alle 7.30 partenza alla volta del Day Care Center!

Kolkata è una città estrema: la povertà che si incontra supera ogni limite di dignità, ed è presente ovunque, anche nei quartieri più "ricchi". A ogni angolo si incontrano persone che non si aspettano niente, alcune passano le giornate a riordinare il loro pezzetto di marciapiede, ormai abituate all'idea che sia la loro casa. La nostra permanenza qui è stata breve, ma se c'è una cosa che ci ha colpito è che questa miseria è accettata da tutti, che con indifferenza camminano tra immondizia, ratti e persone moribonde, ed è stato strano per noi doverci abituare velocemente a una routine cosí difficile.
Il sorriso e la cordialità delle persone che abbiamo incontrato ci lasciano comunque la sensazione che ovunque si possa trovare la Bellezza.
 

Sleeper class, on a train from New Jailpaguri to Kolkata, it looked quite different from the economy class of the previous train. No doors available, but definitely a nice surprise and, as always, we sparked the curiosity of most of the Indian travelers around us. At first, they hid trying to shot selfies, but soon after, they were exchanging pictures and big smiles. During the trip, several peddlers walked along the coach selling any kind of food like peanuts, coffee, tea, puffed rice seasoned with onions, peppers, and spices served on newspaper sheets. Good exercise for our stomachs, although a truly deep-dive into new flavors and tastes. Time flied relaxing, reading and we finally arrived in Kolkata just before 5 a.m. Even at early morning, the railway station was full of families, peddlers, panhandlers running everywhere while we were walking to the exit hesitating. 

We booked a cheap hotel: 69€ for 4 rooms, but once at the guesthouse, only 2 rooms were available. After one and half an hour discussion, we agreed on 2 rooms for 4,000 rupies (less than 60€). At that point, we just couldn't wait to sightsee Kolkata and we decided to do that by bus: 6 rupies per person and off we went.
We chose Bikers Bar for a fresh start! 13 hour trip and one meal less is not a good equation for the Goodfellas: we needed to fuel up! Bikers Bar is remarkably american-style: 20 degrees indoor, waiters dressed with personalized T-shirts and headscarves, whilst wealthy customers wondered whether to order a fruit milkshakes or an english breakfast. Quite a contrast with the view from the windows: some citizens were intent on washing themselves with a jug while others were having breakfast from street-food cooked on coal fires. Full like teddy bears, we walked to the Victoria Memorial, a very big park packed of Indian tourists engaged in photographing each others in front of the white marble palace dedicated to the queen Victoria. Although our tour was slightly disappointing, we found a way to enjoy the place: we met a group of boys from Bangladesh who eventually invited us in Dhaka. Nevermind the boiling hot, in the afternoon we decided to live the truest Calcutta: slaloming between horses, puddles and cricket players, we also met Mama, a character from "Indovina chi?", when, finally, we arrived in the central area of New Market.

On the street of Calcutta, crumbling and makeshift constructions along with colonial buildings now reclaimed by nature: trees and shrubs growing on the facades of houses half-destroyed. Many are those who surrendered to life lying on plastic sheets by the roadside. The monsoon rain, the noisy and incessant traffic road, a multitude of vile smells, nothing scratched their inscrutable expressions. Unfortunately it was Sunday and many shops were closed, but persistent sellers tried to "invite" us into their stores. We meandered following nauseating smells up to the butchers' stands where sellers were dozing on top of their benches. Some of us did also some shopping: Federico and Cristiano made a deal with a seller of Indian garments bargaining 4 shirts for 1800 rupees (about 25 €). Lucia, Giulia and Bianca instead won another compelling negotiation for some colorful saaris.

Dinner time: our choice went to the Blue Sky Rooftop restaurant that we reached by foot after several beers and a bottle of "good" local whiskey on a plastic bag. Weaving between cars, we headed home: the day after we would have departed for the Day Care Center at 7a.m.

Kolkata is an extreme city: the level of poverty goes beyond any limit of dignity, it is spread all over the city, even along the whealthy neighborhoods. At every corner, there is people who has no expectation from life, some spend their days tiding-up their piece of pavement used to the idea that it is their home. Our stay in Kolkata was brief but what struck us the most was that this misery is accepted with resignation by the most, who randomly walk among garbage, rats and dying people. Tough scene to get used to as a daily routine.

However, we found sincere smiles and friendliness from everyone we met: we left with the feeling that beauty can lie anywhere.