INCREDIBLE AGRA

Arrivati alla stazione siamo stati piacevolmente colpiti dal nostro treno: "l'espresso" per Lucknow si presentava con una smagliante livrea lilla e sembrava essere appena uscito dall'officina. Il viaggio sarebbe durato circa 5 ore e poco dopo la partenza un gruppo di militari incuriositi, dopo aver fatto spostare i passeggeri dal loro posto riservato, si sono guadagnati una posizione perfetta per sbirciare il nostro operato. Quello che doveva essere il comandante del trio ci fissava incessantemente in attesa di una parola e dopo aver fatto noi il primo passo è iniziata una conversazione nel più classico dei cliché descritti sulla lonely planet: ogni fellas così ha dovuto spiegare età, professione, stato civile, far vedere una foto della propria casa e dei figli. Non pago delle informazioni, uno dei poliziotti si è buttato su un dibattito politico chiedendoci cosa ne pensavamo dei più famosi tiranni dell'ultimo secolo: "Stalin good or not good?" - "Hitler good or not good?" - fino a un "MUSSOLONI good or not good?" Le nostre risposte, sempre negative, sembravano a volte spiazzare i poliziotti indiani, così, fingendo un attacco di narcolessia complessivo, abbiamo messo fine alla conversazione. Siamo arrivati a Lucknow stanchi dal viaggio e ci siamo subito diretti in hotel, purtroppo senza cena. La classica ora e mezzo per check-in, consegna delle camere, asciugamani e carta igienica e quindi subito a nanna. Alle 10 della mattina seguente eravamo pronti per andare a vedere il Bara Imambara, il complesso storico patrimonio dell'Unesco più importante della capitale dell'Uttar Pradesh. All'interno, un claustrofobico labirinto di corridoi porta dalla parte inferiore della moschea Sciita fino al rooftop della struttura facendo godere di una vista a 360 gradi della città. Alle 14 siamo stati però costretti a rientrare alla base, direzione Agra - Taj Mahal! Il treno era un lungo convoglio di vagoni nel quale siamo riusciti ad accaparrarci dieci posti nella classe popolare. Memori dell'angosciante viaggio dalle Sunderbarns a Kolkata abbiamo pregato di non trovarci nuovamente pressati come sardine e per fortuna (o per la conformazione interna del treno che non lo permetteva) siamo riusciti a viaggiare relativamente confortevoli. Dopo alcune ore di viaggio tuttavia il nostro fellaz Jack, uno dei pochi a non essere stato colpito dall'intossicazione che aveva colpito gli altri a Varanasi due giorni prima, ha iniziato a dare segni di cedimento fino a che il termometro non ha segnato 39 di febbre. Siamo arrivati alla stazione e un prepaid taxi ci ha portato subito al "Garden View", piacevole hotel immerso in un quadrato verde all'interno della città. Anche qui la consegna delle camere è durata circa 2 ore: il "manager" non poteva consegnarci le camere fino a che gli occupanti (un esercito di formiche) non avessero lasciato la camera. Vista la loro resistenza e combattività, abbiamo deciso di sistemarci nelle tre camere disponibili e riposarci qualche ora prima di vedere il Taj Mahal all'alba. Le aspettative non sono state deluse: alle 6 della mattina ancora non c'erano troppi turisti in giro e il gigante di marmo bianco era tutto per noi. Purtroppo la restaurazione di due dei quattro minareti ci spiazza e per un attimo la nostra mente non è riuscita a mettere a fuoco l'immagine di quel monumento visto e rivisto mille volte in foto. Un lungo viale con fontane delimitato da un prato curato porta alla base del mausoleo del '600 fatto costruire dall'imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begum. Abbiamo girato intorno alla base quadrata del monumento per circa un'ora prima di entrare all'interno di quello spazio che in realtà sembra delle dimensioni di una chiesa di provincia. Una delle cose più affascinanti di questo posto è proprio l'armonia delle proporzioni donata dall'architetto, che riesce a renderlo al tempo stesso intimo e magniloquente. La nostra visita ad Agra si è conclusa con una splendida vista del Taj Mahal al tramonto dall'altra sponda del fiume che divide la città. Ci siamo goduti questo momento insieme, ripensando alle tappe del viaggio e alle avventure vissute, con un po' di nostalgia; l'abbondanza di turisti per un momento ci ha catapultato nel nostro mondo Occidentale e ci ha quasi privato di quel caos e di quelle contraddizioni che da due settimane, nel bene o nel male, stavamo vivendo. La nostalgia si è fatta ancora più viva in serata a causa della consapevolezza che i nostri sposini, la mattina seguente, avrebbero spiccato il volo per nuove avventure goodfellas nell'India del nord. In mattinata una Jeep ci ha portato a Fatehpur Sikri alla corte di Akbar, luogo in cui l'imperatore moghul aveva fatto costruire il suo palazzo reale, sua residenza e delle tre mogli, una cristiana, una musulmana ed una hindi. Le tre religioni si fondono nella colonna portante di una delle sale, dove la commistione dei tre stili architettonici sancisce la pace tra le religioni e tra gli uomini. Dopo la visita alla città siamo tornati in giornata alla base dove ad aspettarci c'erano i nuovi malaticci Laura e Cristiano che purtroppo non sono riusciti a venire a Fatehpur Sikri: quel paneer di Varanasi ha continuato a mietere vittime per giorni e giorni! Riprese le forze ci siamo diretti speranzosi verso l'ultima tappa, Nuova Dehli!