DREAMING BODHGAYA

Alle 4.00 di mattina del nostro 12esimo giorno in India la sveglia puntuale ha suonato: ci attendeva una giornata di 18 ore di viaggio dalle remote Sunderbans a Bodhgaya, una delle città più sacre per il Buddismo. In previsione avremmo usato otto mezzi, dai Tuktuk alle barche, dai treni alle jeep, e se tutto fosse andato per il verso giusto saremmo arrivati alle 22! Tutti assonnati abbiamo quindi atteso i nostri tuktuk. L'alba sulle Sunderbans è stata spettacolare: il sole basso si specchiava sulla distesa di risaie, i villaggi si risvegliavano e qua e là si scorgevano gli abitanti intenti a lavarsi e a iniziare le attività quotidiane. La giornata qui inizia presto, alle sei i villaggi erano già pullulanti. E così, dopo l'idillio dell'alba il viaggio si è trasformato velocemente in uno sfrecciare di tuktuk, moto, persone, sorpassi azzardati, inchiodate per evitare pecore, capre, mucche e cani: il traffico anche nei posti più remoti è pazzesco e le regole della strada si riducono a suonare il clacson per avere la meglio e farsi largo. Come all'andata abbiamo riattraversato i due fiumi sconosciuti a bordo di barchine a motore alla modica cifra di 1 rupia a testa. Nonostante la partenza anticipata, avremmo rischiato di perdere il treno per Kolkata se, appena approdati a terra dopo il secondo attraversamento, non avessimo preso velocemente un risciò. È stata un'esperienza al limite del conflitto interiore: eravamo in quattro per risciò, con 4 zaini da 12 chili l'uno, trasportati in bici da questi uomini (in infradito) per ben 100 rupie (1.40€). Eppure ce l'abbiamo fatta: con ben 10 minuti di anticipo ci siamo presentati in biglietteria. Ed è stata una vera fortuna, le Indian Railways questa volta hanno superato qualsiasi standard internazionale, anticipando la partenza di ben 3 minuti rispetto a quanto previsto. Di treni ormai ne avevamo presi tanti, ma il treno locale per Kolkata all'ora di punta non è stato affatto come i precedenti. Saliti di corsa nel vagone abbiamo fatto in tempo a sederci tutti, un po' sparpagliati nei posti disponibili. Eravamo solo a 60 km da Kolkata ma quel treno ha impiegato più di due ore per arrivare. Alla partenza i posti seduti erano finiti, alla prima fermata il treno era già pieno di persone in piedi, alla seconda la gente ha iniziato a stringersi e insinuarsi tra le persone sedute, alla terza le persone in piedi si erano triplicate e incastravano le proprie gambe tra quelle delle persone sedute. Ebbene sì, stavamo sperimentando quei treni visti nelle foto con le persone sedute addirittura sopra i vagoni. L'aria a un certo punto ha iniziato a mancare, lo spazio era finito, eppure i pendolari pur di salire hanno iniziato ad agganciare i loro zaini alle finestre dall'esterno del treno e si appendevano all'ingresso. La situazione era incredibile, si dice che questi treni trasportino ogni giorno un milione di pendolari e ora abbiamo capito come. Il top è stato vedere un padre con bambino far sedere il bimbo su Cristiano già attorniato di persone. A metà viaggio l'usanza vuole che quelli seduti lascino il posto a quelli in piedi.. che dire, forse è stata la salvezza per cercare un po' di aria. Siamo arrivati traumatizzati, spossati, increduli, allibiti.. Dovevamo attendere un'ora per il secondo treno e ne abbiamo approfittato per rifocillarci in stazione e recuperare le forze e il buon umore. Il treno per Dhanbad era così pulito e spazioso in confronto a quello di poche ore prima! La stazione di Duhnbad era ovviamente caotica, e abbiamo dovuto farci largo tra le persone per trovare una jeep che finalmente ci portasse a Bodhgaya. In meno di un minuto siamo stati circondati da decine di tassisti per contrattare il passaggio. La trattativa è durata una ventina di minuti ed ha attirato l'attenzione di almeno una cinquantina di passanti. Abbiamo accordato una jeep e un taxi per 6500 rupie (90€) ma tra le tante persone, dei giovani studenti ci hanno avvisato che nonostante il prezzo concordato i due tassisti ci avrebbero chiesto soldi in più lungo la tratta. Puntuali come anticipato dai ragazzi, i tassisti durante il viaggio hanno avanzato le più svariate richieste: dalle 400 rupie per accendere l'aria climatizzata, al pagare l'autostrada a parte. Il tassista della Jeep sapeva poche parole in inglese ma era particolarmente curioso di noi e così abbiamo trascorso le tre ore di viaggio (per fare 200km) a tradurre a gesti parole italiane in inglese e hindi fino a sfociare nel cantare "Nella vecchia fattoria" per tradurre gli animali. L'arrivo a Bodhgaya è stata una visione: la Tara Guest House prenotata era fantastica, super pulita ed accogliente! Nonostante fossero le 23 ci hanno pure preparato una cenetta squisita quindi dopo quel viaggio della speranza, finalmente il Karma girava dalla nostra parte! Il gestore era un simpaticone, anche se un po saccente, che collabora con la Shantiindia, una Charity organization fondata da una signora francese per migliorare l'educazione dei bimbi della zona. L'indomani abbiamo visitato Bodhgaya: la cittadina è molto piccola ma importantissima sia per i Buddhisti che per gli Induisti perché Siddhartha raggiunse qui l'illuminazione divenendo così Buddha. Il tempio principale è circondato da molti altri templi e monasteri costruiti da buddisti di tutto il mondo e un Buddha gigante di 25 metri svetta su tutto. Dopo due settimane in India senza vedere turisti e pellegrini, a Bodhgaya ne abbiamo visti veramente molti e abbiamo capito perché viene paragonata alla Mecca. L'atmosfera pacifica nei templi si alternava alle strade pullulanti di venditori di oggettistica accalappia-turisti. Il patrimonio di Bodhgaya è importante e ben conservato, eppure i tanti venditori e il degrado cittadino non ci colpiscono particolarmente. Le due notti nel nostro piccolo paradiso nella Tara Guest House ci hanno caricato #atuttofoco e preparato alla nostra nuova tappa: Varanasi