FINALLY, BARUIPUR!

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A una settimana dal nostro arrivo in India finalmente è arrivato il momento di incontrare i rappresentanti de l’Albero della Vita a Kolkata per poi andare a visitare i loro progetti nel distretto South 24 Parganas. Prima di arrivare dai “nostri” bimbi del Day Care Center (DCC) di Baruipur abbiamo conosciuto Debnarayan, Samprita e tutto lo staff FADV che ci ha accolto a braccia aperte e, con grande professionalità, dopo aver fatto presentare ognuno di noi, ci ha aggiornato su quello che sarebbe stato il programma dei giorni successivi. 

Appena arrivati al centro siamo stati accolti con una cerimonia di benvenuto che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato: decine e decine di bambini con i loro genitori ad aspettarci per salutarci, cantare, ballare e esibirsi in uno spettacolo di mimi. Dalla nostra postazione avevamo di fronte uno spettacolo unico, siamo anche riusciti a riconoscere alcuni dei bambini che fino a quel momento avevamo visto solo in foto. Erano tutti emozionati di averci lì, e noi più di loro per tutta questa gratitudine inaspettata. È stato difficile trattenere le lacrime, anche quando abbiamo avuto l'opportunità di poterci Interagire per saperne di più sulle loro vite. Si era creata una fila di madri impazienti di farci conoscere i loro bambini e aggiornarci sulle loro condizioni di salute. Successivamente abbiamo visitato il Day Care Center per conoscere meglio le tecniche fisioterapiche e gli strumenti che vengono utilizzati. Il Centro ha a disposizione una piscina, una piccola palestra in cui il fisioterapista insegna alle madri quali esercizi devono eseguire con i bambini per poter aumentare la loro mobilità e una sala attrezzi con tapis-roulant e lettino reclinabile per lavorare sulla stabilità in posizione eretta. La forza di questi bambini e dei loro genitori è incredibile, nonostante le evidenti difficoltá erano tutti entusiasti di farci vedere cosa sanno fare, come se fosse un gioco. Avremmo voluto avere più tempo per stare con ognuno di loro, ma al momento il Centro è operativo solo alla mattina.

Dopo pranzo ci siamo diretti verso il villaggio di Dakhin Rana dove vivono alcuni dei bambini in cura al Centro. Venivamo da Kolkata e, ormai abituati all'ambiente cittadino, è stato strano ed eccitante visitare questi posti così diversi e immersi nella natura. A fare da cornice a questa atmosfera è arrivato il nostro primo vero monsone (fino a quel momento li avevamo visti dal treno o dalle camere degli alberghi) e siamo convinti che non poteva esserci posto migliore per lasciarsi bagnare dalla pioggia tropicale. Qui abbiamo conosciuto Shahanara (8 anni) ed Imram (5 anni), entrambi affetti da Paralisi Cerebrale Infantile. Anche qui siamo stati accolti a braccia aperte e, grazie a Samprita di FADV che ci ha facilitato l’interazione traducendo per noi, abbiamo avuto modo di saperne di più sulla quotidianità di queste famiglie e sui miglioramenti che hanno notato dopo aver beneficiato delle cure del Centro. Da quando queste madri hanno preso parte al progetto del DCC hanno inoltre avuto la possibilità di reintegrarsi in una società superstiziosa e ignorante che le aveva emarginate solo per aver dato alla luce un figlio disabile. Quello che ci ha colpito è stato che, nonostante le difficoltà fossero palesi, nessuno di loro ha mai accennato a quanto dura sia la loro vita. Queste giovani madri hanno risposto ad ogni nostra domanda con un sorriso sincero e con la dolcezza di chi è disposta a sacrificare la propria vita per quel figlio “diverso", per garantirgli un futuro dignitoso. 

Per conoscere più nel dettaglio le storie di questi bambini cliccate qui.

Siamo tornati nei nostri alloggi a Baruipur provati dalla lunga giornata ma soddisfatti di aver finalmente conosciuto i beneficiari del progetto di cui siamo ambasciatori. 

La mattina seguente il programma prevedeva la visita ad uno slum di Kolkata, per cui ci siamo recati nuovamente all’ufficio di FADV in città. Il passaggio da città a slum non è esattamente percepibile, ci è bastato girare un angolo e scendere la scalinata di un ponte ferroviario per ritrovarci nel Bridge n.3, uno dei ghetti dell Entaly Slum. Nella visita siamo stati accompagnati dalla sempre presente Samprita e da altri due collaboratori del progetto SAD che anche in questo sobborgo dimenticato opera per fornire un’istruzione adeguata ad alcune famiglie al di sotto della soglia di povertà. Lo slum in cui siamo stati è “registrato”, questo significa che nonostante venga abitato abusivamente, lo stato indiano ne riconosce l’esistenza e fornisce alcuni servizi di base come una linea elettrica e una fornitura d'acqua che però non sono assolutamente sufficienti per sostenere le necessità di 170 famiglie.  La zona in cui sorge l'agglomerato di case è di proprietà delle Indian Railways, che in qualunque momento potrebbe decidere di sgomberare lasciando gli abitanti senza un tetto sopra la testa. L'unica consolazione è che le "case" in questo slum sono attualmente gratuite, mentre chi viveva precedentemente in altre baraccopoli pagava un vero e proprio affitto a fantomatici proprietari. Il primo impatto non è stato molto diverso da quello che abbiamo vissuto sui marciapiedi di Kolkata, i cumuli di spazzatura, gli odori forti sono gli stessi ma ciò che ci ha colpito è stata la densità delle baracche che si susseguono attraverso gli stretti vicoli che costeggiano le rotaie del treno. Siamo entrati nell'abitazione di Ishaka, una delle giovani che FADV aiuta negli studi, e ci ha confessato che il suo sogno è quello di diventare un’infermiera per poter vivere una vita migliore in una casa più dignitosa. Sua madre ci ha raccontato che avere un’istruzione “normale”  nella loro situazione è molto difficile, le classi sono in media di 100 bambini e senza un doposcuola la qualità dell’insegnamento non è sufficiente. Questo può costare più di 1500 rupie al mese (circa 20€), spesa insostenibile per queste famiglie che a stento riescono a dare da mangiare ai propri figli dei pasti “completi”. Ci siamo accorti che nonostante le scarse risorse a disposizione di queste persone, i bambini vivono comunque la quotidianità con il sorriso sulle labbra, giocando e correndo ingenui in questo mondo ai margini della società. La nostra impressione è stata sicuramente edulcorata dai nostri accompagnatori che lavorando con le famiglie sul campo hanno filtrato le vere reazioni degli abitanti; ce ne accorgiamo quando Cristiano e Jacopo, allontanatisi dal gruppo per scattare qualche foto, vengono fermati nel loro intento da due abitanti ignari della loro visita ed evidentemente infastiditi dalla loro presenza. Nel viaggio di ritorno ci siamo interrogati su come queste persone riescano a far nascere e crescere i propri figli in un ambiente così ostile, dove un capriccio del governo o una pioggia monsonica può distruggere non solo il poco che hanno ma soprattutto i sogni di cambiamento delle nuove generazioni. Rincuora il fatto che anche qui, dove Madre Teresa ha iniziato la sua missione, ci sono ancora ONG che investono i loro sforzi per questi emarginati della società. 

Nel pomeriggio siamo tornati nella zona di Baruipur per incontrare i beneficiari del Progetto di Sostegno a Distanza (SAD) promosso da FADV in partenariato con l’organizzazione locale Palli Unnayan Samiti Baruipir (PUS). Questo progetto permette ai bambini appartenenti alle caste più povere di frequentare la scuola, essere seguiti nello studio attraverso lezioni serali, ricevere check up medici periodici e avere garantiti due pasti completi e bilanciati al giorno. Abbiamo visitato due centri SAD e in entrambi siamo stati accolti da un fiume di persone e bellissime ragazze indiane truccate e vestite in abiti tradizionali che ci hanno accompagnato lungo un corteo danzante. FADV qui è molto attiva anche sul fronte della sensibilizzazione riguardo tematiche delicate quali i matrimoni precoci e il primo soccorso. Abbiamo quindi assistito ad una recita proprio sul tema delle spose bambine, in cui ci hanno fatto conoscere la realtá dei Peer Groups, associazioni nate per rendere consapevoli le famiglie di come certe usanze siano sbagliate o per insegnare alla gente dei villaggi le tecniche di primo soccorso, ad esempio come intervenire nel caso di un morso di serpente, o cosa fare per affrontare una calamità naturale. Alcune di queste pratiche sono per noi scontate, ma ci siamo resi conto che da queste parti non lo sono affatto, ed è stato molto interessante vedere come queste persone si stiano impegnando per educare il prossimo e migliorare le condizioni di tutti. 

Le esperienze che abbiamo vissuto durante i primi due giorni con FADV ci hanno lasciato non solo dei ricordi e delle emozioni indelebili, ma soprattutto la speranza che questi bambini e le loro famiglie possano avere un futuro migliore.

One week later after our arrival in India, the moment to meet FADV frontmen and to visit their projects in South 24 Parganas (West Bengal) finally came.
Before familiarising with "our" kids of the Day Care Centre (DCC) in Baruipur, we got acquainted with Debnarayan, Samprita and rest of the FADV staff with an individual introduction and a brief update on the next days planning.
As soon as we arrived at the DCC, an unexpected welcoming ceremony was held for us: dozen of children and parents awaited so long to greet us, to sing, to dance and and to deliver an impressive mimic play. From our "VIP" stand we enjoyed a unique spectacle, having also the chance to recognise some kids until that time we had just seen on pics. 
They all were so touched by having us there, but nothing compared to how this undue thankfulness made us speechless: we hardly held our tears, especially when the interaction with the children, aimed at deepen our awareness of their lives, begun.
Impatience mothers formed a queue in front of us, willing to let us meet theirs kids and to give fresh updates on their health.
Afterwards, we took a tour of the DCC to get to know with the physiotherapy techniques and equipments at disposal here. 
The Centre moreover presents: a swimming pool, a small gym were mothers are thought by physiotherapists some useful exercises to conduct at home in order to improve their children's mobility, a tool room equipped with a running carpet and a bending table to work on vertical stability.
We were astonished from the strength of those children and their parents. Despite some clear obstacles, they were all excited to show off what they are able to do, as if it was a game. We would have loved spending more time  with each one of them, but, at the moment, the Centre is operating only in the morning. After lunch, we headed to the village of Dakhin Rana, home to some of the children being treated at the center.
Coming from Kolkata, nearly accustomed to the city environment, we felt curious and excited in visiting such a diverse milieu surrounded by nature. To frame this atmosphere, our first real monsoon caught us (so far, we experienced it only from trains or hotel rooms): definitely a good spot to get wet by tropical rains. Here we met Shahanara (8 years old) and Imram (5 years old), both affected by infantile cerebral palsy (CP).
We were welcomed with open arms. Samprita of FADV, acting as a translator, helped us to interact with our hosts: we deepened the topic of how they deal with their daily lives and the improvements they went through after having benefited of the DCC treatments.
Since these mothers joined the project,  they had the chance of being reintegrated into a superstitious and ignorant society, which had previously marginalized them because of their disabled child. In spite of their conditions, none of our hosts ever mentioned how hard their lives are.
These young mothers answered all our questions: their sincere smiles and sweetness feature the will to sacrifice their life's for that "unique" child to guarantee him a decent future.

To know more about the stories of these children click here.

We went back to our accommodation in Baruipur, exhausted after this long day but still pleased to have finally met those children, beneficiaries of the project we support.
The following morning we headed to FADV downtown office: the plan consisted in visiting Kolkata slums. 
The city and the slums are not well defined and separated, right behind a corner and beneath a railway bridge we got access into Bridge n.3, one of the Entaly Slum.
During the tour, Samprita and other two FADV activists led us through the ghetto. Indeed, in this desolated suburb the Italian based NGO promotes projects to give better education to selected families which pertains to conditions of below-poverty-line (BLP). 
Even if abusively inhabited, the Slum we visited is a "registered" one, meaning that the Indian Government recognises its existence and guarantees basic services likewise electricity and water supply, although not sufficient to sustain 170 households' needs.
The suburb area of the Slum is owned by Indian Railways, which has the power to retrieve its land anytime, leaving slum's inhabitants without a roof. On a positive side, all the houses are now rent-free, whilst those citizen living in different slums pay a real monthly rent to some ghostly owners. 
At first, we felt like walking around Kolkata: same garbage hills, same vile smells. Noticeably, the density of shacks populating the narrow roads and reaching the railways was stricking.
We entered Ishaka's house, one of the young women supported by FADV, who shared with us her dream to become a nurse aiming for a better life and a proper house. Her mother told us about how challenging is to obtain a "normal" education for the slum youths. School classes counts 100 students on average and, without an after-school service, the teaching quality is fairly poor. This could cost more than 1500 rupie per month (around 20€), not an affordable expense for these families which hardly provide a "whole" meal to their kids. Despite the lack of any kind of resource, we found that these people face their daily living smiling, unconsciously playing and running up and down in this milieu at the edge of the society.
Surely, our impression was softened by our guides, who worked as filters upon real reactions of local people. Indeed, when Cristiano and Jacopo took a quick self unaccompanied tour to shoot some pics, some slum inhabitants reacted badly to their presence.
On the way back we questioned ourselves how these people could raise a family in such a hostile environment, where a government amendment or a monsoon rainfall might destroy the little treasure  every family owns, or worst, the dreams of changing of next generations? Hopefully, even here, where Mother Teresa begun her mission, there are still many NGOs looking after these outliers. 
In the afternoon, we headed back to Baraipur to meet the beneficiaries of the SAD programme, promoted by FADV in partnership with Palli Unnayan Samiti Baruipir (PUS) organisation. This project give a unique chance to those children belonging to the lowest castes to go to school, to have an after-school programs developed with evening courses, to receive monthly medical check-up and to enjoy two whole and balanced meals. 
We visited two SAD centres and, in both cases, we were welcomed with open arms: an excited crowd and beautiful Indian ladies dressed up with traditional clothes which accompanied us through the dancing parade.
FADV is very much active here by rising up the level of awareness for topics such as child brides and first aid. We attained a small play focus on such issues where we got acquainted with the work of the Peer Groups, which are association aimed at implementing awareness of many family on how these habits might stand for a mistake or teaching first aid techniques, like how to intervene in the case of a snake bite or actions to follow to survive a natural catastrophe. It was impressive and very interesting to acknowledge that Albero della Vita and its actvists are spending lot of effort to educate and improve living conditions of all. 
These two days with FADV filled up our mind not only with emotions but also with eternal memories, and the hope that these children and their families might have a brighter future.